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Quando il pane cuoceva nei templi

alle origini della rivoluzione neolitica

Il più antico pane predata l’origine delle più antiche comunità agricole. A Shubayqa, in Giordania, in un sito di cacciatori-raccoglitori natufiani, sono stati scoperti frammenti carbonizzati di un impasto di cereali e tuberi, riferibili a pagnotte di forma appiattita. I cereali selvatici, d’altronde, nelle specie che verranno poi addomesticate, erano già raccolti nel Vicino Oriente durante il Paleolitico superiore, oltre 20.000 anni fa. Sempre durante l’Epipaleolitico anche la gestione della fauna locale, inizialmente mirata a una caccia intensiva alla gazzella, si focalizzò poi su specie che diverranno quelle domestiche: capre, pecore, maiali e bovini – ma anche gatti! -. Le comunità della cosiddetta Mezza Luna Fertile erano quindi pronte da tempo al “grande balzo”, ovvero alla cosiddetta “rivoluzione neolitica”, già conoscendo l’utilità dei cereali e degli animali che condividevano con loro lo stesso ambiente. L’elemento scatenante non fu quindi nessuna “scoperta”, ma fu piuttosto una combinazione di fenomeni climatici, demografici e sociali, che determinarono una rivoluzione ideologica, la quale, anche se non strettamente alla base della successiva “rivoluzione”, ne fu almeno la sua più eclatante manifestazione sul piano religioso e della cultura materiale. La costruzione di templi alla cui edificazione parteciparono gruppi estesi o più comunità, la comparsa di nuovi simboli e una sempre maggiore attenzione a un’economia di tipo produttivo trasformarono radicalmente il mondo vicino orientale dando origine a quel periodo noto appunto come Neolitico. Il grande balzo avvenne circa 11.000 anni fa nella Turchia sud orientale e nelle aree limitrofe, mentre l’Europa era ancora stabilmente popolata da cacciatori-raccoglitori di trazione paleolitica. Nel giro di pochi millenni quella trasformazione economica e sociale determinò un’espansione di popolazioni verso Oriente e Occidente, portando i fautori delle nuove pratiche – e devoti a nuovi culti – a colonizzare la Valle d’Indo, il Caucaso, l’Africa nord-orientale e l’Europa, in un processo complesso e articolato che trasformerà irreversibilmente la storia del mondo.

a cura di Fabio Negrino

Ricercatore DAFIST – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia Università degli Studi di Genova

 

Fabio Negrino ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia preistorica presso l’Università La Sapienza di Roma. Si è laureato in lettere classiche e specializzato in archeologia, nonché ottenuto una borsa post-doc, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa. Si è occupato di differenti aspetti della ricerca preistorica e protostorica, dal Paleolitico inferiore all’età dei metalli, approfondendo sia le problematiche più prettamente culturali sia quelle di carattere ambientale. Ha partecipato a numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero. È attualmente impegnato in diversi progetti di ricerca, prevalentemente focalizzati sulla preistoria ligure: l’estinzione dei neandertaliani e l’origine e diffusione dell’uomo anatomicamente moderno (scavi al Riparo Bombrini, Imperia), i cacciatori-raccoglitori del Paleolitico medio-superiore e del Mesolitico (scavi all’Arma Veirana, Savona), il  popolamento dell’Appennino ligure-emiliano, con particolare attenzione all’estrazione e allo sfruttamento delle materie prime silicee (scavo di Ronco del Gatto, in Emilia Romagna).

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